Inchiesta a Milano sui fondi del M5S

 

 

Alcuni giorni fa la Procura di Milano ha aperto un fascicolo “contro ignoti” a proposito dei 119,800 Euro, raccolti per la festa nazionale, intitolata “Italia a 5 Stelle, che si tenne, a Rimini, dal 22 al 24 Settembre 2017, che proclamò a furor di popolo Luigi Di Maio capo politico del “Movimento 5 Stelle”[1]. La cifra in questione è transitata sul c/c intestato alla Piattaforma Rousseau.

Non esiste a tutt’oggi un preciso capo di imputazione, ma potrebbe esserci un problema di trasparenza e di regolarità di registrazione, che dovrebbe aver seguito le vigenti norme del consuetudinario controllo antiriciclaggio e antimafia. L’indagine dovrebbe riguardare l’eventualità di un conflitto di interessi, in quanto il comitato costituito ad hoc per gestire i fondi della festa erano anche soci della Piattaforma Rousseau. Secondo alcune indiscrezioni, l’indagine sembrerebbe partita da un esposto presentato da un avvocato che in passato aveva lavorato per il M5S e che da tempo è entrato in forte contrasto con la dirigenza del M5S. Occorre ricordare che la norma di versare la giacenza del M5S alla Piattaforma Rousseau, sia che fossero semplici sottoscrizioni, che i contributi dovuti dai parlamentari eletti e dalle cariche istituzionali del M5S, è da tempo cessata, a causa delle vivaci proteste di molti parlamentari del partito.

Nel “Movimento 5 Stelle” sta emergendo una presa di distanza dei gruppi parlamentari nei confronti della Piattaforma Rousseau e nei confronti del suo principale dirigente Casaleggio. Non a caso, i parlamentari grillini, in questi giorni, sono duramente impegnati nel riscrivere le nuove regole statuarie del partito, per eliminare quei passi in cui la Piattaforma Rousseau e il blog 5 Stelle sono gli unici mezzi per i parlamentari grillini di comunicare con l’esterno. La piattaforma Rousseau sta per essere messa nell’angolo dagli onorevoli grillini.

Le traversie, in casa M5S non finiscono qui. Nel Parlamento Europeo, 4 parlamentari grillini, affiliati a Alessandro Di Battista, hanno iniziato a votare diversamente dal gruppo europeo del M5S e hanno iniziato a contestare pubblicamente la linea politica seguita dal loro partito nel Parlamento Europeo. Non solo, questi 4 grillini hanno deciso di ridursi il versamento mensile, che sono tenuti a dare al gruppo, per statuto, con la motivazione che gli apparati di comunicazione del M5S europeo rispondono solo alla corrente maggioritaria e non rispettano altri punti di vista. Stiamo forse assistendo, nel Parlamento Europeo, ai preamboli di una frattura interna al “Movimento 5 Stelle”?

 

Circolo Culturale Proletario di Genova

 

Novembre 2020

 

 

 



[1]  Parte di questo articolo è ripreso dall’articolo di Giuliano Santoro, Inchiesta a Milano sui fondi del M5S a Rousseau. E a Bruxelles si litiga ancora, dalla versione cartacea del quotidiano il Manifesto di mercoledì 4 Novembre 2020, pag 6.